del successo disprezzo
il prezzo


pur
deprezzando il
successo
del disprezzo

non posso essere
sempre sbronzo
oltre ad essere
stucchevolmente
sempre
(lo)stronzo
è il concetto
fisico
del sempre
la ripetizione
che mi sfugge,
discontinua
superficialità in-vece,
pro-fondo
sullo sfondo di
un annegamento
sensuale e gestuale nel solito
alcol quotidiano
nella solita distanza
del mondo
dalla mia stanza
l’apartheid morfinico
logaritmo
dei rigurgiti di coscienza
nelle apnee diurne
nell’anticolinergico scrivere
di nulla e dire
l’altrettanto
provvidenziale tappo in culo
allo sciolto
pretenzioso sfogo
del
rieleggersi
pedissequo
a capo
della rappresentanza
 faziosa e capziosa
fotocopia della mia
incostanza
mancante
in sostanza.

mancante
in sostanza.

mancante
in sostanza.

mancante
in sostanza.

mancante
in sostanza.

mancante
in sostanza.

mancante
in sostanza.


(me ne vado in vacanza
alla faccia
 della ridondanza)

(proposizione en/st/igmatica del giorno:
ti telefono per dirti che non ci sono)
(a prestigiare è la "mia" donna)

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3 pensieri su “

  1. disprezzo, talvolta anche pena, a onta della suite imperiale, dei lussi concessi a sbafo della celebrità, forse in compensazione anticipata dell’oblio a cui vanno incontro certi successi, già passati mentre si celebrano; ma anche quelli che restano nella storia (concetto risibile di permanenza) son perlopiù comprati a quel prezzo di cui, meno male, non parli. in ogni caso è necessaria una grande acutezza leggente, una sensibilità diversa in tutto, affinché si possa odiare a livelli “alti” – benché non basti, questo, a evitare il sospetto di invidia nella brava gente, negli aspiranti vips che dichiarano di accettare la propria nullità, la stessa a cui si appellano tanti famosi, umilissimi, in questo circuito a turnazione della famosa giornata profetizzata da warhol. lo stesso umberto eco, il divulgatore, illustra la dinamica psicologica, il feedback tra imbeccilli, nella celeberrima, appunto, fenomenologia di mike buongiorno. quanto alla vicenda più strettamente personale, ti invito a non perder la pazienza, se così si può dire… contemplare allo specchio la propria coglionaggine è un’arte di troppo pochi eletti. se fosse più diffusa, certo, tutto andrebbe meglio, per tutti.
    b.

  2. la mia coglionaggine è una missione*, mestica collante, sulla quale imbastire, incollare il merletto della foglia d’orone, la falsa doratura, il quadretto esistenziale della ggente che non-esita ad in/e/sistere a lavorare per guadagnare la pagnotta precotta.
    vip e spettatore sono intercambiabili(risibile ovvietà che mi concederai), è un cane che si lecca il culo ed il culo che fagocita se stesso ricagando lo stesso cane.
    merda in/e/sistente(pupù metafisica).

    *artig., industr., vernice adesiva trasparente a essiccamento lento, utilizzata nella doratura di oggetti

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