Matteo 7:2

because the way that you judge others
will be the way that you will be judged,
and you will be evaluated by the standard
with which you evaluate others.

perché col giudizio con cui giudicate
sarete giudicati, e con la misura
con la quale misurate sarete misurati.

ed io vi giudico con il metodo
con il quale giudico me stesso
e devo esser giudicato, al di sopra
di qualsiasi magnanimità divina
io mi torturo, supero il corpo
lo stupro per estorcerne agonizzante
la falsa confessione d’essere umano:
un lamento irriproducibile
inascoltabile, inesistente; l’arte.
Chi, quale essere terrestre potrebbe mai
anelare il giudicarmi
ci avesse provato nel presente
futuro o passato
a mia insaputa non è dato
di sapere quali fattezze
abbia avuto o avrà; lo scellerato
d’umano,
l’
extra terrestre accelerato
o dio inve(r)te(b)rato.

smile rimbarz nero.gif

e come un verme schiacciami
ma non come vivo giudicami
perchè del fare umano non
sei fiero ne tanto meno della bestia
che non ha pensiero ne pietà alcuna
e segue l’istinto come vuol la legge
di natura.
Quella stessa madre che v’ha reso
tutti uguali e che vi fece schiavi condannati
a morire ed a ripetere perpetui la stessa agonia
per l’eternità.
La vita non è un dono
ma
una punizione…
nascere e far nascere è illusione
ancestrale speranza di vita eterna,
che non fa che confermare invece
ad ogni bestiale vagito del neonato
il rintocco del tempo cadenzato
che guida a ritmo del cuore, dell’amore,
tam tam rituale,
metronomo del sacrificio,
il ballo tribale
nell’inesorabile abbraccio
mortale.

terra eri e terra
ritornerai.

saludos1if8.gif

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6 pensieri su “Matteo 7:2

  1. Si soffre molto e a volte tantissimo, però, la vita al 30 % può essere bellissima…e tu quel 30% vuoi sputtanarlo per quel 70% che fa schifo? In fondo quello che ricordiamo alla fine del cammino, sono le cose belle…quelle sublimi e indimenticabili. Un attimo stupendo ne vale 10 orribili e banali. vabbè, forse mi accontento di poco……

  2. io no;
    non mi accontento.
    non l’ho mai fatto,
    non è previsto nel mio DNA, neanche in condizioni che tu non potresti
    sognare(e meno male aggiungerei),
    non ho motivi d’iniziare a farlo.
    Le percentuali le lascio a chi (si) fa i conti o deve farli quadrare, l’esistenza non è commensurabile in un %…
    Le statistiche sono umane.
    io
    non
    sono.

  3. Me la stavo raccontando…non mi accontento nemmeno io, altrimenti non manderei tutto a puttane, ogni volta che non mi sta bene…e meno male che sono incontentabile.

  4. accontentarsi o meno è una scelta ponderata, se vuoi anche istintiva, impulsiva quanto basta; mandare “tutto a puttane” può essere invece un’inerzia adolescenziale(quando l’animaletto che c’è in te non è ancora stato condizionato), che non ha nulla a che fare con la volontà e le scelte dunque; semmai proprio il contrario, come nascondersi sotto il letto appena esplode il temporale, scappare davanti ad un cane che ringhia, sparare al nemico(o creduto tale) che ti si para davanti all’improvviso… sono riflessi condizionati, reazioni ed azioni ancestrali dettate dalla paura, dall’amigdala; la parte primordiale del nostro cervello che non ha nulla a che fare con la ragione, con le scelte, ma più con la percezione bestiale, si parla di veri e propri sequestri emozionali, azioni telecomandate dall’istinto di sopravvivenza, che, risiede appunto in quella ghiandola a forma di mandorla posta in prossimità del cervelletto, può anche far compiere gesti indicibili, che a posteriori verranno classificati come azioni compiute in stato d’infermità mentale, io direi “fermità”, visto che a comandare non è la corteccia cerebrale.
    Fuggire aprioristicamente dunque davanti ai problemi, spesso, non è, una scelta, non stai decidendo d’accontentarti o di non farlo, stai scappando via con la coda tra le gambe, davanti al mostro: la “scelta” per l’appunto.

  5. Forse non ho usato i termini giusti: io vado via e mando tutto all’aria, solo quando capisco che davvero non c’è proprio niente da fare…e di solito prima di farlo ci penso davvero molto.

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