A boccaperta

 

A boccaperta tratta della vita, tra il leggendario e l’immaginario, di Giuseppe Desa da Copertino, dalla nascita, o meglio, dall’innamoramento dei suoi genitori fino all’età adulta. Già da infante Giuseppe aveva in sé il dono della levità. Sua madre lo considerava un demente e lo trattava spesso con disprezzo, anche a causa delle sue “mani di burro”, con le quali mollava la presa delle suppellettili e tutto ciò che di fragile avesse mai potuto afferrare o tenere con le mani veniva a fracassarsi puntualmente a terra. Da giovane frate poi venne a vivere in un convento e messo a fare il guardiano dei porci. Quando andava chiedendo la questua, benché ricevesse dalla gente molto ben di Dio, le sue mani di burro e la sua maldestrezza facevano sì che perdesse tutto lungo la strada del ritorno. I frati per dispetto gli facevano fare delle penitenze o gli procuravano qualche scherzetto, magari mandandolo a prendere l’acqua con un secchio bucato.

Frate Asino, come veniva chiamato Giuseppe, chiuso nella sua cella levitava guardando un quadro della Madonna. Un giorno venne sua madre a trovarlo, ma Giuseppe la rinnegò e indicando il dipinto disse: “quella è la mamma mia”. Si ritrovava poi a volte guardando il cielo a levitare e il frate superiore che aveva potere su di lui gli diceva, molto imprudentemente: “Obbedienza!…” E Giuseppe si ridestava dal volo e, trovandosi sopra un cornicione pericolante, cominciava a piagnucolare e ad invocare aiuto; i frati, chi con la scala, chi con la corda, cercavano di aiutarlo così a scendere. A volte in queste sue estatiche evoluzioni si trascinava dietro storpi e malati che malauguratamente si aggrappavano alla sua veste, sperando in una miracolosa guarigione. Ma quelli che la fede faceva rimanere troppo legati, ad una certa altezza, mollando la presa, si sfracellavano al suolo. “I danni della carità”. Un giorno gli venne tolto il quadro della Madonna di fronte al quale andava in estasi sollevandosi da terra. Rattristato ma obbediente accetta questa prova. Quando un giorno però glielo restituirono lui disse: “Non lo voglio più”. Aveva saputo che il quadro l’aveva fatto un certo pittore detto Malatasca, e così lui chiamava il diavolo […]

 

 

dalla sceneggiatura/romanzo di

Carmelo Bene.

 

 

 http://it.inforapid.org/index.php?search=Ritratto%20di%20signora%20del%20cavalier%20Masoch

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sono nato a Copertino

e la mia famiglia 

d’origine abitava da

generazioni via

San Giuseppe.

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